Un primo modello di analisi del testo poetico: “La capra” di Umberto Saba

di C.M.

Umberto Saba (1883-1957), triestino di origini ebraiche, è uno dei più importanti poeti del Novecento. La poesia che andremo ad analizzare si intitola La capra: è stata scritta dopo la Seconda guerra mondiale ed è uno dei componimenti più noti dell’autore.
Ecco, di seguito, il testo:

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

Ed ecco la sua parafrasi: “Mi è sembrato di parlare ad una capra. Era sola sul prato, legata e aveva appena finito di brucare l’erba. Era bagnata dalla pioggia e belava per la sofferenza. Quel belato monotono era simile al mio dolore. Risposi, prima scherzando, poi perché il dolore è eterno, uguale per tutti (gli esseri viventi). Questo lamento sentivo in una capra sola. In una capra dal muso che ricordava quello di un Ebreo (al poeta questa capra ricorda la fisionomia degli Ebrei che soffrirono durante l’Olocausto) sentivo lamentarsi ogni altro animale, ogni altra vita (la capra diventa simbolo degli Ebrei che soffrivano nei campi di concentramento)”.
Passando all’analisi, possiamo notare che il poeta ha utilizzato una personificazione per paragonarsi a questa capra (v. 1, v. 9); al v. 2 si trova inoltre un’allitterazione della vocale ‘a’, mentre ai vv. 3-4 della consonante ‘b’, e ancora ai vv. 12-13 della vocale ‘a’. Nella poesia ci sono alcune rime significative: ai vv. 2-3, per esempio, troviamo quella tra “legata” e “bagnata”; ai vv. 5-7 tra “fraterno” ed “eterno”; ai vv. 9-10 tra “varia” e “solitaria” e infine ai vv. 11-13 tra “semita” e “vita”.
Per quanto riguarda i contenuti, la capra viene descritta principalmente con quattro aggettivi: sola, legata, bagnata e sazia. Saba decide di descriverla così perché rivede in lei le condizioni di vita a cui erano ridotti gli Ebrei nei campi di concentramento. “In una capra dal viso semita / sentiva querelarsi ogni altro male, / ogni altra vita”: sono questi gli ultimi tre versi, che racchiudono un significato importante; un simbolo di dolore universale, che schiaccia e domina tutti gli esseri viventi. Si tratta della sofferenza che può essere uguale per tutti, sia animali sia soprattutto esseri umani. Esistono tante sfaccettature della sofferenza; essa può essere sia psicologica sia fisica. In questo caso, cioè quello della poesia appena analizzata, la sofferenza si presenta in entrambi i modi: è fisica quando la capra è legata (qui c’è un paragone con gli Ebrei, in quanto il termine “legata” può essere inteso come “rinchiusa”) e di conseguenza si può trasformare in una sofferenza psicologica che si concretizza nel continuo lamento dell’animale, nel suo belato.

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